Toro-Milan, torna la Maratona e sarà piena (ma con tanti milanisti)

TORINO – Oggi sono le settecentottantanove, domenica saranno le settecentonovantadue: i giorni dall’ultimo stadio. olimpicofu Comunale e oggi Grande Torino, aveva potuto riempire a piacimento, al limite potenziale delle sue capacità. Era domenica 8 febbraio 2020tu Covid aveva già cominciato a mordere la nostra salute fisica e psichica, a minare le nostre abitudini e le nostre dinamiche sociali, i luoghi pubblici dovevano essere chiusi o comunque limitati nella loro assistenza, come la libera circolazione e le relazioni umane, dove c’era il rischio, una parola che improvvisamente assunse un significato sinistro. Le granate hanno colpito il Sampdoria (è stato il debutto di Lungo in panchina dopo i crolli di Mazzarri: finito 3-1 per i Dorian di Meteo a Quagliarella e da allora in poi il diavolo Ramirez) e sono stati registrati agli stand 20.446 telespettatori – tra pagatori, abbonati e postini – quasi ottomila in meno rispetto al massimo consentito certificato dal Torino FCinquilini dello stabilimento, ma anche molti.

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Il rapporto Cairo-tifosi

Molti, poi, vengono paragonati ai successivi deserti, inizialmente legati a pandemia ma via via sempre più connesso anche alla delusione per l’andamento del Toru e il progressivo smontaggio dei fari. Un tifoso minato nella sua tradizionale essenza dal management Al Cairo; che ha drogato l’amore popolare, ha annullato lo spirito di condivisione tra il popolo Grenadiano e la (non più) società di riferimento, divisa in mille fiumi di dissenso (in termini di intensità e modalità di protesta) quello che era una volta a blocco unico e uniti dalla passione al punto da essere famosi nel mondo del calcio, frustrati da quasi ogni credenza nella possibilità di un riscattodi una redenzionefinalmente un balzo in avanti dopo diciassette anni di gestione all’insegna di una mediocrità più o meno dorata.

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Il plauso del granato non ha sempre supportato bene la squadra

Emblematicamente, a questo proposito, la partecipazione è molto bassa anche quando la squadra di Giurico ha riacceso un po’ di entusiasmo nel gioco e nei risultati – soprattutto in patria, non più terra di conquista – prima della recente crisi, ma attenuato dalla grande prova con ilInter e dalla nuova vittoria di Salerno. Le diecimila presenze (e se l’avessi detto) sono state superate in pochissime circostanze: proprio contro i nerazzurri di Inzaghinel match-rip della coppia Guida e Messa, quando ha superato le 15 miglia con una capacità del 75 percento; poi nella prima tappa derby (12 miglia e dispari), ancora contro campione (ma per l’invasione dei figli del Accademia granata, bella da vedere ma non sconvolgente dal punto di vista sonoro, e comunque non pagante) e in occasione della sconfitta con il Il tempo a Cagliari. Il tecnico croato ha sofferto di queste mancanze, ha sentito il problema, ha fatto più appelli alla gente, integrandosi con le ciglia verso la direzione proprio per far capire ai tifosi che lui e loro vogliono, vorrebbero la stessa cosa: un Toru degno di essere nuovamente considerato un top club; e se non è davvero il massimo allora almeno degno di rispetto, considerazione e – perché no – paura. Almeno in campo.

Ci saranno tanti tifosi rossoneri

Ciò che ha ispirato tutti, anche i più forti e potenti, quando è stato trascinato e rappresentato dalla “curva più bella” (d’ItaliaD ‘Europadel mondo secondo i sondaggi del nostro nazione o all’estero): il Maratona. u Curva della maratona, là. Il coronavirus non è stato debellato del tutto, ma sono state agevolate le misure preventive; quindi non solo lo stadio potrà riempirsi di nuovo, se vuoi, al 100%, ma diversi membri dei simpatizzanti organizzati o reduci della vecchia guardia – che per un motivo o per l’altro in questi due anni erano stati chiamati – torneranno al loro posto domenica. Con tanti striscioni (recentemente ridotti al minimo, se non inesistenti, come tradizionali e robusti cori di supporto) su quei gradini un tempo il cuore pulsante del granatismo urlava all’unisono in faccia al mondo, indistintamente di idee politiche o di altre fazioni . Due curve rumorose e colorate – in più ce n’è una qui Primaveraculla del “nuovo” tifo – sono essenziali per aumentare la forza del Toru sul campo, indipendentemente dal fatto che gli altri settori siano affollati o meno. Questa volta, manco a dirlo, bisogna riempirlo (o quasi) ovunque. Il bello – o il cattivo: dipende da come viene trattato il problema – è che gran parte del pubblico sarà di fede milanese. La squadra di Piolioltre lo stupido 0-0 col Bologna, è in vetta alla classifica scudetto e ai sogni. Su Torino – come esorcizzato, ma senza molta convinzione, dallo stesso Giurico sabato scorso (“si spera quelli del Milano non troppo”) – attirerà migliaia e migliaia di tifosi rossoneri, determinati ad occupare non solo il settore esterno (già venduto), grazie alle deboli restrizioni sull’acquisto gratuito dei biglietti; si prevede un certo mix, prossimo al la cosiddetta “fetta” per i viaggiatori d’affari e nei vari centri. Nel web sono insistenti gli appelli in tal senso, che invitano a ritirare velocemente coupon sempre disponibili.

Non è una partita fatta in paradiso

TorinoMilano non sarà di per sé un gioco particolarmente rischioso, ma non è mai stato nemmeno un letto di rose. E comunque il tristissimo precedente del famoso “esperimento sociale” (definito dall’ex assessore De Matteisdopo le retate e Daspo – poi in gran parte revocato – a danno del Hooligan del Torino) nell’autunno del 2019durante le controparti Napoli e soprattutto Inter, richiede riflessione e lungimiranza, nonché misure di sicurezza in quota. Il ritorno del “vecchio” Maratona può essere un dono per il presente e ancor più una ricchezza per il futuro: questo nella speranza di una compattezza ritrovata nei tifosi, ora condizionati dai pregi e dai difetti della spontaneità dispersa e isolata, e anche da una dimensione più familiare . , oltre ad essere ricercato e privilegiato da quasi tutti i club del calcio moderno. u fase completa sarà già una festa in sé. Ma anche le feste devono essere ben organizzate e gestite. Altrimenti mescolano un po’ di tutto, senza selezione e prevenzione, spesso ci finiscono rissa anche quelli.

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