Qualcuno aiuti il ​​soldato Zaniolo

Proviamo a dire cosa succede, secondo fatti visibile. Il campionato di chiusura è per Nicolò una parabola decadente, che contraddice la naturale evoluzione del suo attuale potere. Rimane ancora potente come lo era due, tre, quattro anni fa. L’atto non si vede in nessuna delle nomine che contano. Tra le cose che vedi invece c’è una band ginocchio, che ricorda un calco in gesso. È una protezione indispensabile o un riflesso della paura di una ricaduta? Due ferite catena, diciotto mesi insieme, non sono un incidente facile da dimenticare. Chi ne ha sofferto ha avuto difficoltà a uscirne. UN anno rodaggio è il salario minimo da prendere in considerazione.

Ma cosa rapporto È tra infortuni e inutili mancanze in Italia-Macedonia, che le costa la diffida e, di conseguenza, la sostituzione prudenziale? E poi, come spieghi i suoi ostinati dollari a testa in giù e gli impossibili colpi dei tre quarti aggrappati al cielo? Zaniulù a volte assomiglia al più alto del branco, giocando d’estate sulla spiaggia e fingendo di risolvere da solo la disputa. Il suo indulgere in imprese egocentriche cresce parallelamente all’oscurità della sua anima. Ileffetto quello che succede è l’isolamento dal gruppo. Più gioca da solo, meno i suoi compagni di squadra lo cercano. Meno palloni ricevi, più difficile sarà segnare. Ad un certo punto, le maglie della difesa avversaria devono metterlo così a disagio che finisce per nascondersi dietro di esse.

Il problema non è tanto ruolo, che nemmeno nessuno sembra attribuirgli con certezza. Dopo un campionato mediocre, come quello che sta tifando, sembra che non sia un esterno, perché fatica a scappare dal mercato sulla fascia, ma non un attaccante, se è vero che il sole che riceve palloni va piazzato al centro del campo. E se fosse un centrocampista, non mancherebbe di copertura, poiché il modo che usa per fermare l’avversario è quello di fare fallimenti evitabili. Eppure il ricordo di alcuni suoi gesti atletici ci ricorda che in condizioni ottimali, in ogni ruolo ha fatto miracoli, dimostrando forza, classe e perspicacia tattica da top player. Possiamo arrenderci a un decadimento così precoce riconoscendo accidentalmente che il germoglio non sta fiorindo? Non ci crediamo.

crediamo che Zaniulù rimani il migliore talento del calcio italiano, il più potente, il più tecnico, anche il più fragile di carattere. A questo punto di debolezza irrisolta, lo dobbiamo al suo background, secondo la scelta naturale del sentiero che, come dicono i latini, è “dura lex, sed lex”, che è l’unica legge che abbiamo. Una legge che taglia fuori chi non ha un sufficiente dominio di emozioni e affetti. In una parola, il più immaturo. Poi è stato per Cassanu e Balotelli, per citare solo due esempi. Così drammaticamente rischiare per loro Nicolòdiverso dai primi due per perseveranza e spirito di sacrificio, ma ugualmente fragile.

Possiamo, tuttavia, allontanarci da questa inevitabilità. E ci chiediamo cosa possono fare l’allenatore, la società, il sistema calcio per evitare che risorse così importanti vengano sprecate. Ne siamo convinti Zaniulù ti meriti un sostegno personalizzato, in un senso speciale, perché la sua qualità è speciale. Certo, è più facile gestire le stelle potendo smaltirle. Ma in un contesto tutta la formazione, il fallimento di uno studente è soprattutto un fallimento per il suo maestro. Se il calcio sfugge a questa regola, rimarrà un universo primitivo, anche se inondato di denaro. È già successo troppe volte perché accada di nuovo. Anche un tecnico illuminato Mourinho non si può rinunciare all’imprudenza del genio. Un manager moderno e astuto come Friedkin non può buttare via un tesoro. Qualcuno aiuti il ​​soldato Nicolò!