perché è il più amato

Alla fine di una storia così perfetta, un romanziere così lussurioso, che anche il tifoso più viscerale (in media si è dimesso alle 17:59 di domenica per assistere alla versione calcistica di un massacro epico, le Olimpiadi al posto di Fort Apache, l’aquila ). piuttosto che gli Apache e i Sarri nella famigerata parte di Cochise) non avrebbero saputo concepire, e nemmeno scrivere, ecco il colpo di scena teatrale. L’invenzione che aggiunge il tocco e il movimento del demiurgo alla serata perfetta. Colui che non passa gli eventi, ma li detta. Colui che non riceve il copione, ma lo distribuisce, semmai, agli amici e possibilmente anche ai nemici. José Mourinho. Il gigante della storia, protagonista assoluto di un derby sbronzo, cosa fa? Adesso si lancia a rotta di collo nel mondo selvaggio come il Mazzone di un tempo sotto il Sud o come lui, per infilarsi nell’orgia di massa, per ottenere la vittoria che merita, tutti pensiamo, tutti pensiamo. No. L’uomo brillante scomparve al culmine della festa nel ventre di chi lo indossava, sapendo benissimo che quella era la mossa giusta da fare. Momenti di delusione, subito digeriti. Sì, quel demone Joshua aveva fatto una buona mossa. Scrivo “esatto” e non “giusto” perché la sfumatura di significato in questo caso è tutto.

Quella speciale

Prima ne aveva fatto un altro, mai visto prima su un campo da calcio. Sul 3 a 0, alla fine del primo tempo, il Sud e il suo ole hanno chiuso ferocemente. È qui che José, non contento di vincere, vince la mano. Non è bastato portare a casa un derby. Banale, già fatto. Sento il bisogno di gestire anche i dettagli della storia, voglio esserne l’autore fino alla fine. Non umiliare gli avversari quando sono già umiliati dal risultato e non rischiare di domare la tigre quando la vittima mostra sempre segni di vita. Il tema aiuta a gettare una torcia così grande sul carisma selvaggio di quest’uomo, decisamente comprensibile entro domenica sera. Come mai prima d’ora, nemmeno ai tempi gloriosi di Inter, Chelsea, Real o Porto. L’intelligenza in sé è una virtù sopravvalutata, molto spesso è un dono meccanico, noioso, un’espressione biologica. Cosa rende unico e affascinante Setubal? Due cose soprattutto. Il suo essere parte necessaria e necessaria della vocazione di un leader che rasenta l’allucinazione, senza mai diventarlo, perché il suo essere leader non è un inganno, non è un’impostura, si basa su fondamenti indiscutibili. L’altro aspetto magnetico della personalità di Joseph è il suo rovescio oscuro e talvolta inquietante, tipico dei leader settari. Peccato ribellarsi. Avevamo 9 mesi per studiare da vicino. Giuseppe fa cose precise, non quelle giuste, perché agisce sempre sulla base di una scrittura che ha inciso nella sua testa. Una partitura scritta nei minimi dettagli. Prima ancora che frutto di un’elaborazione a tavola, è l’effetto di un istinto primordiale. L’istinto degli sciamani. L’amore degli innamorati di Roma è incomprensibile (lo era fino a domenica) solo se lo si legge con le ruote sciatte del buon senso. Ma in che modo, sconfitta la modesta parodia del ragionamento applicato, i tifosi non hanno danneggiato i risultati? Sì, con Mourinho in panchina, al tifoso della Roma non interessa il risultato. E sai perché? Di conseguenza, la loro vittoria da ubriachi è già nelle loro tasche, ogni volta che l’uomo parla a loro nome. I fan della Lupa non hanno bisogno di scrivere un saggio per saperlo. Per questi colori, per una città così, una guida carismatica che infonde orgoglio e appartenenza vale mille volte un salto da Champions. E se ci sono serate di domenica così, tranne poche.

Il più amato

Ecco perché se non c’è mistero a Roma, nella città dei misteri, è perché le Olimpiadi sono ancora a pieno regime, anche quando gioca La Spezia, quelle lanterne si spengono anche in bocca all’inferno. . Non sappiamo se Mourinho vincerà come Liedholm e Capello, ma sappiamo che dopo nove mesi di alti e bassi Jose è il giocatore più amato nella storia dei giallorossi. Il più amato e il più dispiaciuto, anche prima di salutarci. Si chiama lutto preventivo. La malinconia di dover perdere qualcuno che prima o poi percepisci come indispensabile. Ci limitiamo ai suoi colleghi. Di solito vanno a braccio o recitano lezioni a monte, quasi sempre banali altre volte con un minimo di qualità. Nessuno come Mou ha scritto la sceneggiatura sulla sua testa. In cui scrivendo rimaniamo sempre colpiti dal marchio del suo autore, dal primato e dalla differenza dei suoi ragionamenti. Quante volte l’abbiamo aspettato alla porta al termine di partite disastrose? Come sta ora? Quanto sarà credibile? Niente da fare, giocare bene o spazzare, Joseph suggerisce sempre l’idea di essere padrone del suo destino. Non più. È lui che detta il destino, nelle vittorie ma anche nelle sconfitte. Uno sciamano. Il suo è stato un weekend da manuale. Dalla stravagante conferenza stampa di sabato sera al frastuono del derby. Non ha sbagliato una mossa. Padrone assoluto della scena, al limite dell’esercito sadico. Il conto alla rovescia delle domande. Messaggio: voi giornalisti siete qui per farmi perdere tempo, ma io ho altro da fare, tornerò nel mio derby per vincere. La risposta a Zeman. Inesorabile. Dove la sottigliezza non è dire: “Io che ho vinto tutto non rispondo a chi non ha vinto niente”, ma: “Come puoi pensare che io che ho vinto tutto rispondo…”. Un campione. Un fenomeno da studiare

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