Juve-Inter, chi ha tempo e chi no

Conta di più per l’Inter. La Juve “modificata” o, se si preferisce, soggetta a rinnovo, ha appena ricevuto l’assicurazione di John Elkann: oltre alle risorse, i soldi (parte dei 400 milioni del recente aumento di capitale), l’azionista di famiglia ha concesso volta. . Non troppo: anche a Torino la generosità ha i suoi limiti.
Per l’Inter conta di più perché è detentrice del titolo e da tempo è in testa, ma soprattutto perché ha molto meno tempo e denaro e vive con dolore il mancato bis; sofferenza che cresce se lo scudetto finisce al Milan, che ora sta entrando nel ciclo del club dei supervirtuosi.
Per l’Inter è più importante perché ormai da un paio di mesi non è stata sfregata da stress complottistici. “Penso che le critiche facciano parte del nostro lavoro e dovrebbero essere accettate”, ha detto. Siamo al rumore dei nemici.
Conta tanto anche per Marotta e non più per una rivincita personale urgente, quelle che ha già preso con Conte. Da un paio di stagioni è condannata all’autogestione: la proprietà si impegna a non perdere la sua presenza. Allo stadio. La vittoria darebbe a Beppe più ossigeno e credito.
Conta abbastanza per lo sfidante smascherato Max Allegri che abilmente spera di “passare una splendida serata” e ha aggiornato il numero delle candidate allo scudetto considerando anche Milan e Napoli.
Ma significa molto anche per Dybala, che ha davanti a sé due mesi che non si sarebbe mai aspettato e la paura di perdere anche il mondiale: Scaloni lo vuole coinvolto ad alto livello. A ventotto anni Dybala porta avanti un progetto tecnico che lo prende sul serio, non certo i fantasmi di un Atletico Malcomune o di qualsiasi Pardense.
Conta anche per chi – come noi e tanti di voi – non si è ancora ripreso dal colpo azzurro e quando ha sentito alla radio Fabio Caressa ha suggerito alla Lega di giocare sempre tre partite di campionato durante i Mondiali, di essere precisi entro la fine della prima fase, ho pensato che non fosse una cattiva idea. Juve-Inter come balsamo per tutti coloro che vogliono resistere alla dittatura della sconfitta: una sfida capace di restituire novanta minuti di calcio alto, si concede Irrati. Rocchi non mi vuole, ma trovo che l’arbitro sia il migliore, il migliore, del Var, non proprio il migliore in campo. Spero di sbagliarmi.

Più Sarri che Ciro (questa volta)

La stessa imprecisione e la stessa frenesia che l’ha ridotta in Nazionale. La super difesa pubblica di Sarri e il ritorno a campionato e olimpiadi non hanno prodotto su Ciro gli effetti sperati: troppo fresca la delusione globale e personale, comprensibili le vertigini.
Contro il Sassuolo senza Berardi e Maxime Lopez, assenze decisamente pesanti, la Lazio ha vinto a gioco più che per risolvere. Tutto ha funzionato, a cominciare da Lazzari e dalla fase difensiva, distratta a due minuti dal termine, per proseguire con lo sviluppo della manovra, la pressione sull’uscita dell’avversario, lo stiramento veloce e insistente.
Non aveva bisogno del suo moltiplicatore di gol, la Lazio, e già questa è una buona notizia per l’allenatore che a inizio aprile è finalmente riuscito ad ottenere le risposte che cercava da tempo: era stato brillante ed efficace anche a Cagliari . la sua squadra, ma la squadra di Mazzarri gli aveva dato una grossa mano, aprendosi costantemente in contropiede, dandogli spazi e occasioni. Il match “giornalistico” tra Immobile e Scamacca è stato finalmente vinto, ma solo a punti, da Ciro: per il suo impegno e la sua continua presenza in partita.

Dai un’occhiata alla galleria

Lazio vittoriosa con Lazzari e Milinkovic: Sassuolo sconfitto 2-1