Gli arbitri, fattore A, possono decidere lo sprint del campionato

Tu decidi fattore A, dove A sta per arbitri. Sei giorni dalla fine di tutto questo scudetto è nelle loro mani. Possono lasciarsi scivolare giù dal pendio naturale del merito sportivo. Ma se sbagliano, ancora una volta, possono decidere chi vince. Vediamo perché. Milan, Inter e Napoli stare in uno spazio effettivo di due punti, tra 68 di Milano ei 66 di Napolie in uno spazio potenziale di tre punti, tra 69 dell’Inter e 66 di Napoli, se si considera l’ipotesi di una vittoria di Inzaghi nelle riprese con il Bologna. Il colpo finale è un galoppo tra cavalli quasi applauditi. Se l’Inter li battesse tutti, si porterebbe a casa lo scudetto con 87 punti. Se gioca contro il Milan va vicino agli 86 punti, e in questo caso l’Inter deve aver pareggiato almeno una partita, vicino a 85. Se gioca contro il Napoli lo scudetto è 84, ma in questo caso il Milan con almeno una coppia deve firmato a 84 (sconfitta per gol, +5 per il Napoli, fuori inversione) e l’Inter deve perderne almeno uno e aver perso l’altro, fermandosi a 82, poiché con una sola sconfitta, a 84. punti, vincerebbe a Napoli, grazie al vantaggio in scontri diretti. Insomma, sarà uno scudo sul filo di lana. Non è escluso che il limite del titolo sia inferiore, poiché se proiettiamo la tabella di marcia della capolista milanista (68 punti in 32 partite) sul totale del campionato (38 partite), il campionato si colloca a 80,7 punti. È ovviamente il risultato di una proporzione aritmetica. Se fosse la soglia del primato, lo sarebbe anche la Juveche è a 62, potrebbe avvicinarsi alla vittoria di tutti e raggiungere gli 80 punti.

Ma è probabile che nel sei partite finali i tre rivali contendenti si producono in accelerazione, avvicinandosi almeno in quota 83-84 punti. Quanto è probabile che la classifica veda due o tre squadre quasi in parità al vertice, e che lo scudetto sia decretato da un punto di scarto o, addirittura, dal pareggio delle dirette. UN errore arbitrale in questa fase finale per le prime squadre può valere un punto, se si trasforma in una sconfitta in parità, o viceversa; e può valere due punti se trasforma un pareggio in una vittoria, o viceversa. Per fortuna potrebbero non valere tre punti dopo averli finiti tutti scontri diretti. Tuttavia, in una classifica così ristretta, due punti, e anche un punto, possono essere decisivi.

Questo per dire che il finale di stagione si chiama il arbitri ad una responsabilità speciale. Soprattutto nella gestione di quel delicatissimo rapporto tra l’arbitro in campo e il dirigente della camera Var. È nella competizione, o meglio nel picchiaduro tra i due, che si annidano la maggior parte degli errori di questo campionato. Fino a quando entrambe le squadre, ovvero gli allenatori, non potranno chiamare il Var un numero limitato di volte nel tempo, ovvero chiedere all’arbitro di controllare il rallentatore nei casi più controversi c’è il rischio che la tecnologia si riveli inutile o controproducente. Quindi, a sei turni dalla fine, l’invito del presidente della Figc vale più di ogni altra cosa. Gabriele Gravina, per controllare tutte le azioni del gioco su cui c’è un dubbio o una disputa. Gli arbitri non cedono alla tentazione della decisione, né alla paura di vedere negate le loro decisioni, perdendo così credibilità agli occhi del designatore. Meglio un povero cavallo che nessun cavallo. Rocchi spiegatelo forte e chiaro ai vostri figli: nei prossimi sei giorni non potrete cedere alle vostre emozioni. Meno di tutta la frustrazione.

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Un posto per tre: Milan, Inter e Napoli in fiamme