Dybala-Inter, le motivazioni che spingono l’Argentina verso i nerazzurri

In nerazzurro Dybala diventerà l’uomo della franchigia e troverà Marotta, un punto di riferimento nei bei anni torinesi.

Non c’è voce tra Simeone e Simone, c’è un mondo: i Cholo fondarono una religione pagana a Madrid, allevano soldati e non giocatori; Inzaghi, invece, è un signore tranquillo, predilige i buoni sentimenti, tratta i suoi ragazzi come fratelli al campo. Almeno in teoria, Paulo Dybala si trova di fronte a questo bivio esistenziale: può scegliere tra i due diversi generali che (al momento) lo corteggiano di più. Da una parte il connazionale assetato di sangue che da anni lo brama, dall’altra il tecnico italiano che insegue la bellezza del gesto tecnico e che gli darebbe la libertà che sperava a Milano.

Vendetta ideale

In realtà la sfida tra Inter e Atletico per Dybala dipende molto di più e non solo dallo stile più o meno accattivante delle panchine. Cholo resta il rivale più agguerrito, anche se Barça e PSG alla fine restano cauti in caso di addio a Messi, ma i nerazzurri hanno armi più affilate di qualsiasi concorrenza per convincere Paulo a scegliere Milano: in quale altra città vi immagini, infatti , una vera rivincita del club che lo ha ucciso dal rock? La volontà di battere la Juventus sul campo in futuro, alimentando il rammarico per questo drastico abbandono, è il più grande driver per l’Argentina. Certo, la storia insegna che per viaggiare Torino-Milan, per vestire i nerazzurri dopo aver vestito per tanto tempo bianconeri, ci vuole una personalità insolita: era legittimo dubitare che Dybala ne avesse abbastanza, ma i fatti recenti sono accaduti . ha cambiato tutto ed era iper-motivato a fare il grande passo. Tra l’altro, il feeling con Milano viene da lontano, tra boutique di moda e locali frequentati da amici. Senza contare che l’Italia è la casa di Paolo, un porto sicuro che è difficile lasciarsi alle spalle: il legame con il nostro Paese che lo ha accolto da bambino, o meglio da bambino come veniva chiamato a Palermo, è lo stesso che lo porta più vicino ai maltrattati. Serie A. Anche il nostro campionato sarà decadente, ma l’Argentina lo considera stroncato dal suo talento, sia dal punto di vista tecnico-tattico che fisico.

Che attrazione

Insomma, i giocatori potenti per l’Inter non mancano: alcuni tifosi sui social si lamentano delle loro condizioni fisiche, ma la maggioranza non vede l’ora di tirare fuori un gioiello dalle scuderie dei rivali. Una figura, quindi, ha un peso enorme in questa vicenda: Beppe Marotta non è solo il gran ciambellano della trattativa, il manager che sta subendo una complessa operazione diplomatica, ma è anche un punto di riferimento che affianca Paul nei suoi anni migliori . A quanto pare, Dybala ha bisogno di sentirsi incazzata, capita, se possibile anche scioccata, come ha fatto lo stesso in bianco e nero. Anche i feriti, per certi versi, sono condizionati da una testa che tende a incrinarsi troppo facilmente con i cattivi pensieri. All’Inter, Joya troverebbe quindi non solo un allenatore in giacca e cravatta, ma quasi un secondo padre, protettivo e severo allo stesso tempo. E se cerchi altri consigli, vai nella stanza del vicepresidente: Javier Zanetti è un simbolo per tutti coloro che portano o semplicemente abbracciano l’Albiceleseste. È il custode della tradizione argentina che è stata tramandata all’Inter. Joya sarebbe l’ultima di una stirpe eroica che inizia con Passarella e Ramon Diaz, passa per Pupi, Cambiasso, Crespo e Milito e ora brilla a Lautaro. Rispetto a tanti di questi illustri connazionali, l’Inter Dybala entra subito ad Appiano con le stelle di un leader riconosciuto: sarebbe lui il fuoriclasse, il numero uno della società, quello che in NBA chiamano giocatore-franchise. Insomma, cosa sognava di essere a Torino. È uno status che non avrebbe altrove, e anche nell’Atletico dove la competizione cresce davanti a lui, ma che per Paul significa molto, quasi tutto: cercare un progetto da centrale, vitale. Sa che in queste condizioni darebbe il massimo. Non è un caso che sia tornato in circolazione un video di un giovanissimo Paulo ai tempi del Cordoba Institute con una maglia attillata dell’Inter come trofeo: “Se un giorno dovrò indossarla lo farò con tutto quello che ho .Ho “, ha detto. A quel tempo.